martedì, ottobre 14, 2008

Sofia 11/10/08 Bulgaria - Italia (qual Mondiali)


arrivano gli italiani sugli spalti, i bulgari lanciano bombe carta


ancora bombe carta sugli italiani


i bulgari cercano di sfondare i cancelli che li separano dai tifosi italiani


nel settore Bulgaro viene bruciato uno strtiscione italiano, al grido "italia italia vaffanculo"


Inno Italiano fischiato da tutto il pubblico bulgaro


Bulgari che tentano di entrare nel settore italiano...

venerdì, agosto 08, 2008

08-08-08

sabato, agosto 02, 2008

Rivolta al Parlamento Europeo: ciò che non abbiamo mai visto



di laltrasicilia



di albac69

giovedì, luglio 31, 2008

ricambio il complimento

http://it.wikiquote.org/wiki/Benito_Mussolini


Citazioni di Benito Mussolini

  • [Su Joachim von Ribbentrop] Basta guardargli la testa per capire che ha un piccolo cervello. (citato in Galeazzo Ciano, Diario, 1937-1938, Cappelli, 1948)
  • Chi non è pronto a morire per la sua fede non è degno di professarla. (da Scritti e discorsi, VII, p. 225)
  • Era necessario farci strada con la violenza, con il sacrificio, con il sangue; era necessario stabilire un ordine e una disciplina voluti dalle masse, ma impossibili da ottenere con una propaganda all'acqua di rose, con parole, parole e ancora parole e con ingannevoli battaglie parlamentari e giornalistiche. (da La mia vita, 1983, p. 101)
  • Fate che le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire. (da Scritti e discorsi)
  • Governare gli italiani non è difficile, ma inutile. (citato in Giulio Andreotti, Governare con la crisi, Rizzoli, 1991)

domenica, giugno 22, 2008

Chi vincer ci puo' ?

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte...


L'ITALIA chiamo'.

domenica, giugno 08, 2008

Morto per proteggerci. L'eroe moderno che non ci meritiamo

di: Oscar Giannino (Libero 7/6/2008)



Si sogna, convinti che la vita sia bellezza. Ci si sveglia, e la vita è dovere. Ma sono in pochi, coloro che si addormentano per sempre, perché con il dovere compiuto sacrificano scientemente la propria vita. Una volta. si chiamavano eroi. Oggi tutto è demitizzato, a chiamarli eroi sembra di mancar loro di rispetto. Ma è un eroe, il sottotenente dei carabinieri Marco Pittoni, ucciso giovedì a 33 anni in un ufficio postale di Pagani. Ha ragione la fidanzata, a chiamarlo eroe.
Come e perché sia morto senza estrarre la pistola d'ordinanza e in borghese, per fronteggiare tre rapinatori a cui aveva consigliato di abbassare le armi, avete potuto leggerlo su tutti i giornali. A me cresce sempre un'onda di amarezza nel cuore, quando un uomo in divisa che ha prestato giuramento alla repubblica e a tutti noi, per vegliare sulle nostre vita e la nostra sicurezza, muore in questo modo. Penso che ce li meritiamo sempre meno, uomini così. Carabinieri e figli di carabinieri, come il sottotenente Marco Pittone. La prima medaglia d'oro al valor militare dell'Arma, all'inizio del centonovantacinquesimo anno di storia dei carabinieri, visto che l' anniversario era stato appena celebrato e ancora ieri sera in molte città italiane si dovevano tenere manifestazioni. Perché le 4.624 stazioni di carabinieri in Italia sono il vero reticolo nervoso della nostra sicurezza diffusa, dove ogni giorno operano uomini e donne persuasi che il dovere non sia quello che ci aspettiamo dagli altri, ma ciò che va sempre chiesto innanzitutto a se stessi.
Pensate che nell'addestramento di questi uomini e donne in divisa pesi poco, la polemica che ogni volta si leva impetuosa se un agente delle forze dell'ordine affronta la minaccia armata con le armi in dotazione? Sbagliate. Pesa moltissimo. Il carabiniere, come il poliziotto e il finanziere, viene addestrato meticolosamente a evitare con ogni scrupolo che la reazione, anche se del tutto e oggettivamente proporzionata all'offesa e alla sua minaccia - secondo quanto prescrive il nostro codice - possa tuttavia esporre a rischio inermi civili. Ed è questa la via dell'onore senza esitazioni che è stata seguita da Marco Pittone. Che Dio lo abbia in gloria e le donne e gli uomini di Pagani siano capaci di non dimenticarsene a lungo.
A molti di noi, nella nostra vita quotidiana, tocca spesso di constatare come a volte l'istinto detti il dovere, e l'intelligenza fornisca poi il pretesto per eluderlo. Non vi è niente di più estraneo all'anomia postmoderna che dissipa ogni relazione supraindividuale, di un'intelligenza usata invece per rinfrancare e confermare ulteriormente l'istinto del dovere. Appartiene a un costume che nella vita stramba che meniamo tende a essere associato a sterili conformismi d' altri tempi, a riflessi condizionati del passato, a idealità superate dal tempo in quanto risalenti a un tempo in cui gerarchia e comando erano coordinate di un dovere imposto dall' alto, non della libera scelta a favore di un ordinamento libero, che vale la pensa di essere difeso anche e proprio attraverso l'esempio e il sacrificio.
Chi oggi veste una divisa militare, fa una scelta che inevitabilmente rischia di restare incompresa. Di essere ricondotta a stereotipi del tipo "solo i poveri e i disperati" possono gridare «lo giuro» schierati su un piazzale, guardando la bandiera e alzando la mano destra. E perseverare in quel giuramento, nei suoi valori e nelle sue idealità, fino all'ultimo giorno del proprio servizio. E anche oltre, svestita la divisa, non solo negli annuali appuntamenti delle feste d'arma, ma di fronte ai doveri della propria vita d' ogni giorno, in famiglia e coi propri nipoti, dopo i propri figli.
Da un soldato non mi aspetto mai che pensi, scrisse una volta George Bernard Shaw. Sciaguratamente. Io di soldati che pensano, anche quando un bandito ti spiana le armi in faccia, ne ho conosciuti tanti. Fateci caso. Sono intorno a noi, ogni giorno. Ce ne rendiamo conto solo quando muoiono da eroi, come Marco Pittone. E rapidamente passiamo poi oltre, dopo una rapida stretta al cuore di compatimento. Con l'oblio che la cattiva coscienza riserva alle nostre miserie.

giovedì, maggio 22, 2008

22 maggio 1988 / 2008

Quando vedi la tua verità
fiorire sulle labbra del tuo
nemico, devi gioire,
perché questo è il segno
della vittoria.
Giorgio Almirante